Quella di seguire il percorso plurisensoriale che si snoda all’interno dei Musei Vaticani è stata realmente una esperienza arricchente. Lo è stata per chi scrive, come docente di religione cattolica presso il liceo scientifico statale Teresa Gullace Talotta di Roma e, soprattutto, come persona non vedente dalla nascita.
Lo è stata per gli allievi della classe VD che sperimentalmente sono stati protagonisti di una esperienza suggestiva, quella di poter godere delle bellezze custodite nei musei non solo personalmente con i propri occhi ma anche indirettamente, assistendo alla fruizione sinestetica (tattile, uditiva, olfattiva) di quelle stesse bellezze.
Lo è stata per le guide dei Musei Vaticani che uniscono, alla indubbia preparazione tecnica, passione umana e empatia relazionale consentendomi, nei limiti del possibile, di diradare la caligine della inaccessibilità captando atteggiamenti, annusando odori, percependo tattilmente sfumature.
Avuta notizia dalla Radio Vaticana dell’apertura presso i musei di un percorso sinestetico specificamente rivolto a persone non vedenti mi è venuta un’idea: quella di intraprendere questo percorso assieme ai ragazzi del Gullace. Ottenuta l’a p p ro v a z i o n e entusiasta del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e del consiglio di classe, assieme alla collega di disegno e storia dell’arte abbiamo accompagnato la prima classe.
La visita è partita dal Museo Gregoriano profano, ambiente solitamente chiuso al pubblico in cui sono presenti copie romaniche di sculture di epoca mironiana. L’arte plastica più accessibile della pittorica, è sapientemente decodificata dalle guide che aiutano il non vedente a percepire la natura ancipite del satiro Marsia che sfidò Apollo a singolar tenzone musicale.
Al disabile visivo è anche possibile toccare uno strumento simile a quello del satiro, sentirlo suonare, grazie alle esecuzioni di un valente musicista ed entrare così in un vero e proprio labirinto plurisensoriale, fatto di suoni, oltre che di percezioni tattili di svariata natura. Creatura umana ma anche ferina, il satiro scompagina la piatta e monocorde opacità dell’apollineo, mediante il dionisiaco e il musicale, che rappresentano forse la cifra dell’intero percorso.
Un’immaginaria macchina del tempo ci ha poi condotto a fruire sinesteticamente di un complicato sarcofago del II secolo dopo l’era cristiana. Ma il momento più toccante si è avuto con il passaggio alla pinacoteca. Qui la caligine dell’inaccessibilità è più fitta sia per la natura dell’arte pittorica, sia per la dominanza del colore, della sfumatura del chiaroscuro, parole che a chi è nato cieco paiono poco più che un flatus vocis.
Ma se quel colore diviene in certo modo suono o tatto, se quella pittura è riprodotta plasticamente fin nelle pieghe più recondite del carattere di ciascun personaggio allora quella forse più che da tutto questo, dal profumo di incenso che avvolse la «diva spoglia».
Il cieco può sentirlo, può toccare i tessuti, porre le sue mani sulla Maddalena e intuire, a suo modo, il realismo del Caravaggio. Ora suprema, quella della deposizione, ma non ultima, poiché vana sarebbe la nostra fede se il Cristo non fosse risorto e asceso al cielo.
Altro momento mirabilmente immortalato nell’affresco staccato di Melozzo da Forlì: introdotto da una legenda in braille, anche l’affresco è fruito sinesteticamente tramite le melodie angeliche composte da Girolamo Frescobaldi, che accolgono il Cristo suonate mediante un liuto che il non vedente può toccare.
La musica torna qui come celestiale armonia, e l’angelo si fa messaggero del Figlio, Verbo eterno del Padre che procede per mezzo dello Spirito. L’universale lingua del prisma della bellezza attingibile mediante il tatto, l’olfatto, l’udito, parla a uomini e donne di ogni condizione ed età.
È stato bello vedere professori e allievi «abili» e «inabili» guide e fruitori, udire insieme ciascuno con i sensi che aveva e alcuni con sensi che forse appaiono a loro stessi ancora inesplorati. Per questo l’iniziativa dei Musei Vaticani, è realmente lodevole.
È un’iniziativa che occorrerà ampliare, pubblicizzare e diffondere, fornendo così un servizio alla fede e alla bellezza, a chi ha ricevuto la vista come dono e a chi, essendone privo, guarda altrimenti, certi che un giorno, quello in cui vedremo Dio come egli realmente è, per tutti la caligine sarà veramente e ultimamente diradata.